L'INFORMAZIONE
December, 27th 2011
Article: "L'OSE' ITINERANTE TRA VIAGGIO E PAESAGGIO"
Text by Luca Gardinale
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Per mettere insieme le foto ha viaggiato tutta l’Emilia (e non
solo), dove in effetti il materiale non mancava: Franco Monari,
trentenne artista carpigiano, ha raccolto oltre 300 immagini dei
distributori automatici di dvd e materiale pornografico dislocati nel
paesaggio italiano. Il risultato, chiamato Automaticporn_Scape è
una mappatura dei (tantissimi) distributori, piazzati in mezzo al
traffico della grande città come al centro... del nulla, come
testimonia lo scatto di Mirandola (nellafoto).
«Ho
iniziato a notare e a fotografare i distributori di dvd e materiale
pornografico alla fine del 2009 – spiega l’artista
carpigiano - e oggi ho raccolto più di 300 macchinette in giro
per l’Emilia Romagna (più di 50 solo a Modena),
spingendomi anche in Veneto e in Lombardia.
Ho
deciso di fotografarle non per fare una denuncia sulla loro diffusione,
ma perchè mi interessa l’evoluzione del paesaggio urbano,
e questi distributori ormai ne fanno parte a tutti gli effetti»

Franco Monari, Mirandola, 2011
THE VELVET CELL
Issue Number 5, October 2010
Article: "FRANCO MONARI, BALKANS"
Interview by Eanna Freeney

EF: Can you introduce me to this project of the Balkans?
FM: "Balkans" is a project
about the Balkan Peninsula, a region destroyed by the civil war of the
'90s that is now trying to rebuild itself.
EF: Why did you choose the Balkans for this project? What is your relationship with the area?
FM: Being of Polish origin,
I have always been fascinated by the architecture and urbanism of
communist countries, and I've always paid attention to the historical
events.
EF: Where in the Balkans did you travel and what were your impressions as you travelled?
FM: I was mostly in
Dalmatia, a coastal region of Croatia, and in Bosnia-Herzegovina. Next
year I want to expand the project and go to Montenegro and Kosovo.
EF: Did you feel a strong sense of history and war there?
FM: Everywhere you turn are
bombed houses, full of bullet holes. The war is over for the past 15
years, but the wounds are still more than evident.
EF: Do you deem there to be a central theme running through these photographs? Are you trying to convey any particular message?
FM: I think that the central
theme is to highlight the tripartite nature of the Balkan landscape:
tourism, abandonment and reconstruction.
I have no particular
message, I don't want to criticize or make judgment. I simply want to
show the nature and the man-altered landscape.
EF: Are the images you produce mostly spontaneous or have you planned them in advance?
FM: The choice of landscape
is spontaneous. Generally, not knowing the place, I never know what
I'll find, but once I find the right composition, I take a long time to
analyse the scene and wait for the best time to press the shutter
button.
EF: How do you feel your photographic style has developed and evolved since you first started taking pictures?
FM: Comparing the pictures I
did as a teenager without artistic purpose with those of today, I see
clearly a strong evolution in technique, but I realise very well how
style and choice of subjects has remained unchanged.
EF: What are your favourite
subjects to photograph? Your photos seems to display a fondness for the
urban and the desolate, would that be true?
FM: I really enjoy
photographing landscape because I think it is a good medium to
understand the evolution of man in relation to the wider environment in
which he lives. I generaly focus my attention on peripheral and on the
abandoned and desolate because it's the better way to study the
evolution of human life.

Franco Monari, Dubrovnik, 2010
NOT COMMONE PEOPLE
Jannuary, 9th 2010
Article: "Interview FRANCO MONARI"
Interview by Carlos Dìaz
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Name: Franco Monari
Age: 28
Where are you from?: I'm from Italy.
Your equipment: Digital and Film Nikon SLR, Polaroid 600 and Sx, Lomo & Holga.
Influences
and photographers you like: Robert Polidori, Luigi Ghirri, Gabriele
Basilico, Candida Höfer, Guy Tillim, etc etc...
A little about you: I need five lives to photograph everything that I want to photograph.

Franco Monari, Psychiatric Hospital M., 2009
SLIGHTLY LUCID_A CONTEMPORARY PHOTOGRAPHY BLOG
Jannuary, 7th 2010
Article: "FRANCO MONARI - MEMORABILIA: INDUSTRIAL"
Text by Aislinn Legget
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Franco Monari, National Hemp and Linen Mill, 2009
Franco Monari is an Italian photographer and focuses his work on
landscapes and deserted interiors. This series Memorabilia, Industrial
are a set of images from an abandon factory in Italy. I always find it
amazing of how big these buildings are and seeing Monari’s images
of the gutted interior, absent machines and natural light only
amplifies the grandeur. Monari has more series on abandon buildings on
his site, including a school, a sanatorium and a mental hospital.
POSI+TIVE MAGAZINE
Jannuary, 5th 2010
Article: "INTERVIEW WITH... FRANCO MONARI"
Interview by Giacomo Cosua
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Franco
Monari è nato a Carpi (Mo) nel 1981. Il suo percorso artistico
è cominciato con la pittura, ma dopo alcuni anni ha deciso di
abbandonare la tela per dedicarsi solamente alla fotografia. Le sue
prime serie fotografiche sono tutte concentrate sull’archeologia
industriale e sulle architetture di alcune strutture in disuso,
fotografie che ha sempre scattato cercando di riportare alla luce
l’importanza storica e architettonica di quei luoghi dimenticati.
Negli ultimi due anni ha iniziato un’indagine fotografica mirata
alla conoscenza del paesaggio e alla relazione con esso. Tale progetto,
“OGNIGIORNO”, è costituito da luoghi che
appartengono tutti quanti ad un paesaggio a lui familiare, per certi
versi quotidiano, dove la scelta dei soggetti è subordinata ad
una determinata sensazione, o stato d’animo, provati in quel
momento in relazione con l’ambiente.
Nel 2009 è vincitore del premio fotografico “Tapirulan” (sez.A)
Tra le mostre: “Memore”, Galleria Avia Pervia, Modena;
“Il tempo scorre nella fabbrica ritrovata”, Solbiate Olona.
Tra le pubblicazioni: “Memore” (Mucchi Editore, 2008).
____
GC: Quando hai capito che la fotografia è diventata qualcosa di più di una passione?
FM: In realtà non ho mai avuto la passione per la fotografia. Voglio
dire: non ho iniziato facendo le classiche foto ricordo per poi
evolvermi verso un’eventuale fotografia artistica. Il mio
approccio è stato del tutto casuale e subordinato alla pittura;
infatti ho dipinto per una decina di anni guardando al mezzo
fotografico solamente come un rapido strumento di memorizzazione degli
scorci che poi avrei ridipinto su tela. Ma con il passare degli anni la
pittura non riusciva più a soddisfare le mie esigenze
artistiche, al contrario della fotografia, che oggi reputo il miglior
medium che io possa utilizzare per dare forma alle mie idee.
GC:
Le tue foto si ispirano molto a quelle di Luigi Ghirri e forse anche a
Guido Guidi, fotografi che hanno descritto perfettamente situazioni e
idee nell’emilia e in romagna. Che cosa ti coinvolge nella loro
modo di rappresentare la realtà?
FM:
In effetti guardo molto a Ghirri, ma non solo. In linea generale sono
molto attento a tutti quei fotografi emersi in Italia negli anni
‘70-‘80 e facenti parte di una cosidetta “nuova
ondata” italiana. Autori dunque come Ghirri e Guidi, ma anche
Olivo Barbieri, Gabriele Basilico e Franco Vaccari. Sono attratto da
questi autori prima di tutto perché mi “rispecchio”
nei loro paesaggi che sono per me familiari e quotidiani. E poi rimango
incantato dalla loro abilità nel comporre e nel vedere, doti che
permettono loro di ottenere immagini apparentemente semplici e facili,
quando invece sono complesse e piene di significato.
GC:
Nelle tue immagini le persone sono quasi del tutto assenti, ci puoi spiegare questa scelta?
FM:
Non fotografo le persone perché per me è il paesaggio ad
essere il protagonista e su di esso voglio indagare ed attirare
l’attenzione. Inserirvi all’interno una figura umana
creerebbe solamente confusione di soggetti. Al contrario, mi piace
molto la presenza di determinate automobili, possibilmente non
più di una per immagine, perché sono molto abili nel
depistare la data di scatto e quindi mi permettono di
“giocare” con lo spazio e con il tempo, evidenziando
così i mutamenti del paesaggio nel corso degli anni.
GC:
Come descriveresti i luoghi abbandonati, quasi tutte fabbriche che hai fotografato?
FM:
A riguardo sento spesso definizioni agghiaccianti come “non
luoghi” o “contenitori vuoti”; in realtà
questi sono luoghi a tutti gli effetti, così come contenitori ma
pieni di storia, vissuto e spesso anche di manufatti architettonici
spora le righe. Come si fa a definire “non luogo” un ex
ospedale psichiatrico che ancora custodisce i dolori subiti
dall’uomo? O una fabbrica oggi chiusa, ma che un tempo ha segnato
lo sviluppo economico italiano del dopo guerra?
Franco Monari, Modena, 2009
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CFYE
December, 13th 2011
Article: "FRANCO MONARI: HARDCORE VENDING MACHINES"
Interview by Arden de Raaij
[LINK]

Italian
photographer Franco Monari has been capturing a peculiar addition to
the local landscape over the past two years: Sex / Porn vending
machines. These hardcorde DVD machines have been erecting all over the
place and Franco Monari caught over 300 of this machines on
photo. The machines do not only sell DVD’s, but also
vibrators and other sex gadgets.
Franco:
“These machines have been developed recently. There are areas in
Italy where there aren’t any at all, but there are also areas
where they are all around: in the city, at the petrol stations or at
the car washes. Sometimes you can see them near schools and residential
areas. I started to photograph them in 2010 when they made their first
appearance. I was immidiately impressed because they’re placed in
the open landscape and city. As if it were normal to be able to buy a
porn movie at 10AM near the bakery. I don’t want to crticize the
ones who use or produce these machines. I only watche the landscape and
document its evolution.“

Franco Monari, San Silvestrino, 2010
FRIZZIFRIZZI.IT
October, 29th 2010
Article: "7 AM: FRANCO MONARI"
Interview by Simone Sbarbati
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SB: Ciao Franco quanti anni hai e di dove sei? Da quanto scatti foto?
FM: Ciao Simone, ho 29 anni e vivo in provincia di Modena. Ho dipinto per
quasi dieci anni, un periodo in cui scattavo molti appunti visivi che
avrei utilizzato per i miei quadri. Nel 2008 ho smesso di dipingere per
dedicarmi solamente alla fotografia.
SB: La tua attrezzatura?
FM: Non amo scendere in particolari sulla mia attrezzatura fotografica. Ai
fini della fruizione delle immagini, penso che non sia importante
sapere che macchina ho usato o quale lente, così come non
è importante sapere la marca delle matite che ha usato un
disegnatore.
SB: Cosa fai quando non fai foto?
FM: Guardo.
SB:
Descrivimi la tua stanza.
FM:
Si può dire che oggi la mia stanza è tutto quello che si trova al di fuori di essa.
SB: La tua macchina fotografica pesa quanto...
FM:
...una piuma.

Franco Monari, Carpi, 2009
HOLY GHOST ZINE
April, 13th 2010
Article: "FRANCO MONARI"
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Franco Monari, Passo Falzarego, 2010
ART-REHAB
Jannuary, 12th 2010
Article: "VIS-A-VIS #19: FRANCO MONARI"
Interview by Sara Feola
[LINK]

Nuovo
appuntamento con Vis-à-vis, giunto al capitolo 19. Oggi
incontriamo Franco Monari, conosciuto sulle pagine di ILOVETHATPHOTO.
Con le loro prospettive lunghe e inquiete, molti dei suoi scatti
ritraggono luoghi desolati e abbandonati, esempi di archeologia
industriale ma anche posti familiari, segnati dal passaggio
dell’uomo, un passaggio a volte doloroso. Forte è,
inoltre, l’influenza degli anni ’80 e di alcuni importanti
fotografi del passato. Buona lettura e buona visione.
SF: Chi è Franco Monari? Dove e quando è nato?
FM: Non chiedetelo a me; so solo che è nato a Carpi, vicino Modena, nel 1981.
SF: Qual'è stata la tua formazione e come ti sei avvicinato alla fotografia?
FM: Sono
giunto alla fotografia in maniera del tutto involontaria. Il mio
percorso artistico comincia infatti con la pittura, un periodo della
mia vita durato quasi dieci anni, in cui mi servivo anche di macchine
fotografiche usa&getta per fissare i paesaggi che poi avrei
ridipinto su tela. Con il passare degli anni l’amore per la
pittura si è spento e mi sono ritrovato senza accorgermene a
girare sempre con una reflex a portata di mano.
SF: Quali sono le tue fonti di ispirazione?
E se guardi alla storia della fotografia, chi sono i tuoi maestri?
FM: Le
fonti sono molteplici e di natura diversa. In linea generale subisco
molto l’influenza degli anni ’80, del suo
“mood”, della sua musica New Wave e di alcuni telefilm che
guardavo da bambino, specialmente L’ispettore Derrick per via dei
colori e del clima “casareccio”. Ovviamente guardo molto
anche alla storia della fotografia e non posso che soffermarmi con
ammirazione sugli scatti di Ghirri, di Basilico, di Barbieri, di Thomas
Ruff, di Robert Polidori, dei coniugi Becher, di William Eggleston e
tanti tanti altri ancora.
SF: Le tue fotografie sono dettate da particolari stati d’animo?
Quali sensazioni vuoi comunicare attraverso le tue opere?
FM: In
effetti penso proprio di soffermarmi su certi soggetti e non su altri
poprio in base ad un mio determinato umore. Fino all’anno scorso
non mi era mai passato per la mente di fotografare qualcos’altro
che non sia un interno in stato di abbandono. Oggi, invece, sento di
più l’esigenza di aprirmi, di stare en plein air, di
conoscere il territorio che mi circonda; ecco il perchè del
ciclo Ognigiorno. Quali sensazioni voglio comunicare? In realtà
mentre scatto una fotografia penso a tutto forchè a come o da
chi questa verrà fruita. L’esecuzione deve inanzitutto
soddisfare un mio piacere visto che non fotografo per ottenere un
manufatto stampato ad hoc; per me la fotografia è prima di tutto
un gesto, un’azione, un modo per relazionarsi con il mondo. La
stampa finale è solo una testimonianza di questa operazione.
SF: Descrivimi il modo in cui lavori, le varie fasi attraverso cui passa la realizzazione di uno scatto.
FM: Nel
caso delle fotografie d’interni, mi trovo a dover fotografare
luoghi importanti per la storia ed il vissuto di cui sono ancora
ricchi; luoghi che non conosco e che visito per la prima volta. Mi
riservo perciò molto tempo per studiare bene
l’architettura del luogo, le sue linee, la sua luce. E’ una
fase in cui esploro l’edificio ancora “disarmato”:
solamente quando ho le idee chiare inizio a fotografare. Per quel che
riguarda il paesaggio, la scelta del soggetto è senza dubbio
più istintiva e per questo il più delle volte oscura
anche a me. Non cerco il soggetto, ma lascio che questo si presenti a
me in maniera casuale durante un viaggio o un breve spostamento.
E’ raro che io esca di casa con la sola volontà di
fotografare il paesaggio.
SF: La
tua produzione è costruita secondo la struttura di progetti
fotografici. Quanto tempo impieghi per ideare e realizzare una delle
tue serie?
FM: Mi
piace sviluppare progetti, non mi fermo ad un singolo scatto. Penso che
i progetti diano ancor più valore ed importanza alle fotografie;
inoltre il progetto è una sorta di promessa che l’autore
fa verso la fotografia e verso se stesso: nell’arte la disciplina
e la costanza sono di vitale importanza. Non ho fretta nella
realizzazione dei miei lavori e così un progetto può
restare “aperto” anche per quatto anni, come per
Memorabilia che ancora non reputo concluso, ma in pausa.
SF: Quali macchine fotografiche usi di solito? Si tratta di scelte funzionali al tipo di immagini che vuoi ottenere?
FM: Ho
diverse macchine, sia analogiche che digitali, reflex, polaroid e le
cosidette “toys camera”, ma uso quasi sempre la stessa
Nikon per tutte le fotografie. Dedico molta più attenzione alla
scelta dell’ottica che a quella del corpo macchina e per il
genere di fotografie che scatto uso principalmente grandangoli spinti,
un “cinquantino” e un obiettivo decentrabile.
SF: Memorabilia
e Ognigiorno sono due serie diverse nei contenuti ma simili a livello
formale. In entrambe si coglie il senso dell’assenza e della
perdita. Non ci sono figure umane e anche il livello cromatico è
mantenuto su tinte basse e fredde. Raccontami le ragioni di queste
scelte stilistiche.
FM: Non
mi piace e non m’interessa fotografare l’uomo in maniera
diretta e soprattutto mescolato nel paesaggio o nella foto
d’architettura. A me sta a cuore riportare le opere
architettoniche dell’uomo, ma anche la conoscenza e la
comprensione del paesaggio; inserire una figura umana all’interno
di quelli che sono già di per se dei soggetti principali crea
solamente confusione. In ogni caso l’uomo è sempre
presente in ogni mia fotografia: una macchina, un palo della luce, un
prato ben falciato sono tutte tracce dell’uomo.
SF: La
serie Memorabilia ha per soggetti due luoghi che mi affascinano da
sempre: fabbriche dismesse ed ospedali psichiatrici abbandonati.
C’è bisogno di particolari permessi per potervi accedere?
FM: L’educazione
ed il rispetto delle leggi impongono certamente un permesso dei
proprietari, ma io non li chiedo mai, se non nei casi in cui
l’edificio sia veramente ben chiuso e custodito. Di norma
scavalco i cancelli o entro da finestre rotte.

Franco Monari, Sanatorium A., 2009
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